“Sport, disagio ed integrazione” Anno 2011-2012 II Edizione

“Sport, disagio ed integrazione”

“Sport, disagio ed integrazione”

Premessa
Lo sport unisce, mette in relazione, crea occasioni di contatti, stimola e muove conoscenze, rappresenta la migliore opportunità di integrare persone con diverse abilità.
Tali considerazioni portano a concludere che la riscontrata mancanza di un’offerta formativa di carattere sportivo, a beneficio dei diversamente abili, rappresenta una lacuna da colmare.
La motivazione del presente Progetto è, pertanto, riconducibile all’esigenza di colmare tale lacuna che si rileva sul territorio salernitano.
Lo sport disabili è oggi in larga diffusione a livello nazionale, mentre a livello locale l’incontro tra disabili e sport è ancora lasciato alla casualità.
In questo contesto sorge l’esigenza di garantire ai soggetti diversamente abili salernitani l’opportunità di praticare l’attività fisica che è ormai riconosciuta come momento altamente formativo a livello psicomotorio.
Da tali premesse nasce l’idea di coinvolgere nella pratica del tennis sia soggetti normodotati, sia soggetti disabili, in modo da offrire un’ulteriore opportunità d’integrazione, a coronamento delle attività svolte con dedizione nel territorio da operatori sociali, scuole, associazioni sportive e volontari.
La pratica del tennis, prevista dal progetto, sarà proposta in forma ludica, non escludendo, per i soggetti motivati, un successivo approccio agonistico, in modo da rafforzare le opportunità di confronto con altri ed offrire un ulteriore stimolo al percorso psicomotorio. Saranno previsti incontri di sensibilizzazione che forniranno un supporto per promuovere l’attività sportiva a favore dei diversamente abili.
Il Progetto è giunto alla sua seconda edizione.
Nell’anno 2010/12, ha visto la partecipazione attiva degli utenti ed ha rappresentato un elemento di forte partecipazione degli stessi, sia alle attività sportive previste nell’arco dell’intero anno, sia alla manifestazione conclusiva che si è tenuta il giorno 8 Maggio 2011, presso la struttura ospitante, con la partecipazione non solo degli ospiti della Cooperativa, ma anche dei ragazzi della scuola tennis, delle loro famiglie e quella, particolarmente gradita dell’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Salerno.

Contesto del territorio
Il territorio salernitano è pressoché privo di servizi sportivi specifici per i disabili, ciò è seguito da una certa mancanza di spazi ben organizzati in cui poter crescere nel rispetto dell’altro, affiancati da figure professionali competenti e garanti di un’adeguata formazione psico-fisica.
L’attività si svolgerà in una struttura laddove la pratica sportiva sarà, innanzitutto, finalizzata a superare le difficoltà individuali del diversamente abile e successivamente a favorire lo sviluppo del gioco. Si pone pertanto, l’esigenza di operare in un contesto spaziale rispondente a queste esigenze. In tale prospettiva il progetto sarà realizzato presso gli impianti sportivi di Via Liberti a Salerno, gestititi dal Tennis Club di Salerno srl – società sportiva dilettantistica non a scopo di lucro, che costituiscono struttura idonea ad offrire soluzioni spaziali rispondenti all’esigenza di organizzare sedute di allenamento adatte alle diverse abilità motorie e psichiche, considerando anche l’annessa sala ginnica.

Bacino di utenza
Il Progetto ha l’ambizione di raggiungere un articolato target di destinatari.
Coinvolgerà due gruppi, uno di adolescenti e l’altro di disabili, oltre che, come sopra già evidenziato, da chi svolge già un’attività sportiva, agonistica o meno.
Ogni gruppo sarà composta da un numero massimo pari a dieci utenti.
In particolare, per quanto riguarda la fascia “disagiata”, il gruppo dal quale si partirà sarà quello degli ospiti dei Servizi gestiti dalla Cooperativa Sociale “Il Villaggio di Esteban”.

Obiettivi
Una delle maggiori difficoltà che si incontra nell’ottenere la collaborazione attiva del disabile risiede nel basso livello delle motivazioni, dovuto al timore di non essere in grado di affrontare uno stimolo di tipo sportivo. La disabilità motoria o psichica può, infatti, ostacolare il reinserimento nel contesto sociale e rischia di rendere il soggetto astenico, demotivato e abulico, oggetto delle cure mediche e non, che subisce passivamente.

Nell’intento di evitare tale processo, occorre creare un contesto adatto, un ambiente favorevole, nel quale gli stimoli siano adeguati alla condizione individuale di ogni disabile. In tal modo si possono proporre dei nuovi interessi, creando i presupposti per un’adeguata motivazione alla collaborazione del soggetto, per ricostruire attivamente la propria esistenza.

Modalità e fasi
All’interno di un quadro organizzativo, che ha come cornice lo sport, si offrirà un sistema di esperienza e di attività inserito in un percorso educativo finalizzato alla crescita personale e all’acquisizione di capacità di partecipazione e responsabilità.
In tale prospettiva, la metodologia di lavoro del Progetto è finalizzata ad offrire opportunità di integrazione dei disabili mediante la pratica dello sport e del tennis. L’attività sarà proposta in maniera da poter coinvolgere nella pratica sportiva tutti, modulando le metodologie di allenamento all’obiettivo terapeutico ed al grado di difficoltà motoria.
Il Progetto si articolerà in due percorsi, uno per i disabili e l’altro per i minori. Ambedue si svolgeranno per un arco temporale pari a circa otto mesi, con incontri settimanali di un’ora, per un totale di 30 ore ciascuno.

Risultati attesi
- Aiutare e sostenere il disabile nella scoperta delle proprie risorse, nel riconoscimento delle proprie potenzialità, per favorire e sviluppare la capacità progettuale e le proprie facoltà di auto-orientamento;
- aiutare il disabile ad esprimere le proprie competenze individuali e la creatività, a sviluppare la capacità derivante dal gioco, a vivere da protagonista la propria vita;
- favorire nei ragazzi, attraverso l’esperienza sportiva, l’acquisizione della fiducia in se stessi e negli altri per stabilire rapporti sereni con il contesto che li circonda e l’ambito di vita di provenienza;
- prevenire i processi di emarginazione sociale attraverso la condivisione della pratica sportiva e la promozione della partecipazione sociale;
- promuovere, sostenere e rafforzare le esperienze associative fra operatori sociali e sportivi.

Carlo Noviello